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Prodotto in comune tra Progetto Manuzio e Project Gutenberg
Luigi Capuana
Il Benefattore
Per un sogno
Raccontava il dottor Maggioli:
I. I microbi del signor Sferlazzo
II. L'incredibile esperimento
III. Un geloso!
IV. La redenzione dei capolavori
V. Due scoperte.
VI. L'invisibile
VII. Il busto
Care parentesi
Enimma
Il Benefattore
Dal balcone centrale dell'Albergo del Gallo in piazza del Municipioa Settefonti, visto fermare la carrozza davanti al portoncino,l'albergatore era sceso giù in maniche di camicia, per dare il benarrivato ai forestieri; e rimaneva un po' deluso, scorgendo che lacarrozza ne conteneva uno solo. Il quale poi non si affrettava asmontare, ma restava rannicchiato in fondo al legno, con gli occhisocchiusi, quasi non avesse ancora avuto il tempo di svegliarsiinteramente dal sonno fatto lungo la strada.
Invece, il viaggiatore non credeva di essere già arrivato. Udita peròla voce dell'albergatore che, cavandosi il berretto di lana a magliacon fiorami rossi e verdi, gli domandava se doveva poi portar su ledue valigie, balzava lesto a terra accennando col capo una rispostaaffermativa; e si metteva sùbito a guardare attorno, per la piazza,come persona che cercasse d'indovinare una località, un indirizzo,secondo le indicazioni ricevute.
Fece un gesto di soddisfazione infatti, pagò il cocchiere, disse, conaccento straniero, all'albergatore:—Una stanza, tutta per me! (daquesto si capiva che era pratico degli alberghi dei paesettisiciliani) e si avviò direttamente verso lo studio notarile, su laporta del quale egli aveva potuto leggere da lontano: BANCA LA BELLA,quantunque lo scritto della misera insegna fosse mezzo scancellato.
Il notaio giocava a tressetti con un vecchio prete e lo scrivano.All'apparire del forestiero fermatosi un istante sulla soglia—laporta era spalancata, e non c'era vetrina o paravento che vietasse aicuriosi ed agli sfaccendati di osservare da fuori quel che si facevalà dentro—il notaio, deponendo le carte che teneva spiegate in unamano, si sollevava a metà dalla seggiola a bracciuoli, e con uninchino invitava colui a inoltrarsi.
—In che posso servirvi, signore?
—Credo di parlare col notaio La Bella—disse il forestiero.
—Precisamente.
—Ecco una lettera che le spiegherà il motivo della mia venuta.
Sul viso del notaio si scorgeva lo stupore e l'incredulitàsuscitatigli dalla lettura di quel foglio azzurrognolo che egli tenevaa distanza per aiutare gli occhiali a capestro lasciati scivolare finsulla punta del naso, come ne aveva l'abitudine.
—Sicchè—poi esclamò, posando il foglio sul tavolino e squadrando dacapo a piedi il forestiero—voi vorreste acquistare dei terreni, cioèi terreni che di là della strada provinciale salgono verso le collinedi Tirantello e il molino del Cucchiaio?
—Tutti.
—Ma sono un mucchio di sassi, buoni soltanto per piantarvi sommaco;io non li vorrei neppure regalati.
—Io, invece