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(Tre anni a New-York)
MAX KANTOROWICZ, Editore
Proprietà letteraria riservata
Tipografia degli Operai (Soc. coop.)—Corso Vitt. Em., 12-14-16
Nel libro Un italiano in America, pubblicato nel 1892 dai fratelliTreves, dopo aver raccontato i viaggi e i casi occorsi ad un ragazzospensierato, che ero io, prima sulla costa atlantica e poi nel lontanoovest nord-americano, narravo come fossi stato invitato a tornare aNew-York per assumere la direzione del Progresso Italo-Americano.
E chiudevo il volume con queste parole:
«Feci le valigie, presi il treno quel giorno medesimo e tornai allametropoli dove mi fermai più di tre anni, fino a quando, cioè, lanostalgia mi richiamò in patria.
«Di quegli ultimi miei tre anni d'America molte cose avrei da dire; mail racconto è già diventato troppo lungo, e sarà bene, per non abusaredella pazienza dei lettori, troncarlo qui. Parlerò forse in un altrolibro della vita giornalistica americana e delle impressioni che siprovano tornando in Italia dopo aver vissuto per qualche anno negliStati Uniti.»
Le pagine che seguono sono appunto i ricordi di quell'ultimo trienniopassato nell'isola di Manhattan su cui sorge New-York.
La forca.
Angelo Cornetta era un povero e ignorante suonatore d'organetto,nativo di Serre di Persano, in provincia di Salerno, il quale in etàdi ventiquattro o venticinque anni era emigrato in America, come fannotanti. Sei o sette anni dopo egli conviveva a New-York con unairlandese che un giorno si ammalò e che prima di morire all'ospedalelo accusò di averla orribilmente maltrattata.
Non essendo risultato bene dal processo se quella donna era morta diwhiskey—il cognac nord-americano—o di bastonate, Cornetta fucondannato a due anni di reclusione nel penitenziario di Sing-Sing.Stava scontando la pena quando una mattina attaccò lite con un altroprigioniero e lo uccise.
Durante il secondo processo io, che dirigevo l'unico giornale italianoquotidiano esistente allora nell'America del Nord, andai a trovareCornetta nel carcere di White Plains, a trenta miglia da New-York,bello e tranquillo paese circondato da ridenti colline e formato dicasette bianche e di gaie palazzine sepolte nella verdura.
È una strada pittoresca, che si percorre in un'ora coi treni dellaNew-York and Harlem R. R., in prossimità del fiume Hudson, il Renod'America; s'incontrano allegri villaggi, s'attraversano boschetti dipini appiedi dei colli, si respira un'aria purissima.
Introdotto subito nel carcere con quella premura cortese con cui negliStati Uniti si ricevono i reporters, cominciai col domandare aldetenuto la causa della sua condanna nel penitenziario di Sing-Sing.
—Vi dirò la verità—mi rispose.—Io vivevo da qualche tempo con unairlandese, la quale formava la m