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ALBERTO BOCCARDI

Il Peccato di Loreta



ROMANZO



MILANO
Fratelli Treves, Editori

1896.



PROPRIETÀ LETTERARIA
Riservati tutti i diritti.

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Tip. Fratelli Treves.



IL PECCATO DI LORETA


I.

La vecchia casa, appartenente da oltre settanta annialla famiglia dei Sant'Angelo, è sita in una delle piùbelle e pittoresche posizioni dell'alto Friuli.

L'edificio a due piani, fabbricato nello stile de' villiniveneti, è posto sul colmo di una collinetta in mezzoalla vallata ubertosa, che si stende da Tricesimo a Cividale.La vista che vi si gode è stupenda: dal grandebalcone della sala al primo piano l'occhio abbracciauna distesa larghissima di paese: di fronte, nella lontananza,ritto sulla curva cerulea dell'orizzonte, l'angelod'oro che si libra sul castello di Udine; poi,mezzo nascosti tra le spalliere de' gelseti, o surgenticome bianche fantasie in mezzo alla vastità dei prativerdeggianti, i numerosi villaggetti, fatti di poche casipoleaggruppate intorno a un campanile: Leonacco,Fraelacco, Nimis, San Pelagio, Torreano; di fianco, inuna sfumatura candida, la linea serpeggiante del Torre,e in fondo, di là dai poggi di Montegnacco, il fosco profilodelle Carniche, dalle creste brulle e dentellate.

Nel paese la famiglia dei Sant'Angelo è notissima edamata. Gente buona ed alla mano, amica del povero ededita tutta ad un'onesta ed indefessa operosità, i Sant'Angelohanno una storia semplice e si sono creata laloro modesta fortuna a furia di lavoro.

Dura ancora, come una simpatica tradizione nellevecchie case del Friuli, la memoria di un Sant'Angelo,venuto alla metà del secolo scorso a stabilirsi dallenative valli del Veronese nel paese di Tricesimo. Sullapiazza della gaia borgata vi mostrano ancora una botteguccianella quale anticamente questo Sant'Angeloaveva aperto un suo esercizio di caffetteria, divenutoin breve tempo, per la gioconda urbanità del padronee per l'eccellenza delle bibite, ch'egli sapeva preparare,il ritrovo prediletto di tutti i maggiorenti del luogo. Ilvecchio caffettiere era una figura originalissima: sedutoin mezzo a' suoi avventori, pronto a fare servizio a tuttiquanti, dava continue prove del suo raro criterio e dellospirito svegliatissimo. Si racconta di lui come avessecomposte molte ed ardue liti, come avesse ridotto aconciliazione famiglie divise da lunghi ed atroci rancori,e ancora si ripetono certe graziose poesie in dialettofriulano, ch'egli improvvisava nelle ore d'ozio,dietro il suo banco di caffettiere, e recitava poscia agliavventori in mezzo all'ilarità generale.

Così, favorito dalle simpatie di tutti, il buon Sant'Angelo,se provvide alla sua rinomanza di valent'uomoe di giovialone numero uno, riuscì anche a mettere lebasi ad una discreta fortuna. L'esercizio andava benone;subito dopo i primi anni, qualche grosso centinaiodi fiorini d'argento veniva portato, a non lunghiintervalli, alla Banca di Udine; quindi alcune speculazioni,tentate con prudente abilità e riuscite in modofelice, avevano messo la famiglia in ottimo stato.

Il modesto caffettiere un bel giorno divenne proprietariodi un largo tratto di terreni, sui quali era dagran temp

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